"HO SCELTO UN NOME ECCENTRICO..."

 

"Ho scelto un nome eccentico..." è un omaggio alla Sciantosa, una delle più affascinanti figure del nostro teatro leggero. Documentazione storica e divertita immedesimazione assicurano all spettacolo una personalissima impronta,la stessa che ha consentito a quel grande ricercatore di generi e repertori del passato che è Paolo Limiti di definire Raffaella De Vita, durante i tre anni della sua partecipazione al programma Ci vediamo in RV, la "Regina del Cafè-Chantant", ed è l'incontro di due artisti: la Scaintosa ed il presentatore. Attraverso i loro dialoghi, i frizzi, i lazzi e le canzoni, verrà proposto il clima scollacciato deivertente e a volte amaro del nostro Caffè Concerto che ta il 1890 ed il 1920 circa divenne la forma di teatro leggero prediletto dalla borghesia italiana, il luogo di ritrovo mondano per eccellenza.

Locali prestigiosi quali il Salone Margherita di Napoli e l'Olympia di Roma videro così le esibizioni di celebri vedettes internazionali come Cleò de Mérode, Anna Fougez, Carolina Otero, detta la Bella Otero, Lina Cavalieri, la prima ad ottenere successo oltre il confine, e di macchiettisti di grande talento, da Nicola Maldacea a Peppino Villani, da Ettore Petrolini a Raffaele Viviani. Ispirate dalla cronaca, nelle macchiette del Caffè trovarono eco anche i grandi avvenimenti nazionali: lo scandalo della Banca Romana, l'emigrazione, le imprese coloniali, la strage di Bava Beccaris durante i moti di Milano, ed altri ancora.

Alla consacrazione di un artista si poteva però arrivare,in certi casi, solo passando per i Caffè disertati dalla borghesia ricca e gaudente, locali dove il lancio di un gatto morto in palcoscenico e una selva di fischi erano un saluto e magari il definitivo congedo riservato a sciantose, comici, musicisti, giocolieri ed acrobati affamati di scritture. Gli impresari dei locali, quanto c'era un calo di pubblico, organizzavano le "serate nere" o addirittura "nerissime" con l'esplicito invito a non portare signore e signorine. Il Caffè Concerto, che all'estero era nato all'insegna dell'intrattenimento ma anche dell'intelligenza e dell'eleganza, da noi fu confezionato quasi unicamente su un'immagine peccaminosa della bellezza femminile e mai si liberò dal sospetto di mezzaneria.

Esso fu soprattutto il trampolino di lancio delle sciantose, taglieggiate dagli agenti teatrali, che oltre alla percentuale sui contratti esigevano quote per il sostentamento dei propri giornaletti pubblicitari, le iscrizioni alle proprie scuole di canto e dizione, fino al pagamento degli omaggi floreali ed all'obbligo di dormine in pensioni "convenzionate" con incontri galanti obbligatori.

Verso il 1911, dopo aver toccato il suo apice, il Caffè Concerto si avviò ad un rapido tramonto. Ninì Tirabusciò, lanciata alla sala Umberto di Roma da Maria Campi, la soubrette che per distinguersi dall'agguerrita concorenza straniera inventò la "mossa", cioè lo scrollare dei seni a tempo di casse e piatti per poi finire con il famoso colpo d'anca, si colloca in cima alla parabola discendente.

Nel 1917 la decadenza del Caffè Concerto divenne rapida e continua. Tutte le artiste che non erano eiuscite a mettere da parte denaro o gioielli, o ad accasarsi, continuarono ad esibirsi sempre più in preda ai lazzi delpubblico, come la stessa Campi, che ancora giovane si sentiva gridare dalla platea; "Campi, campi ancora?".

La prima guerra mondiale, con il declino di un'intera epoca, segnò quello del Caffè Concerto e dell'epoca che lo aveva espresso. In seguito, attraverso successive trasformazioni, sarebbe approdato al teatro di varietà, all'avanspettacolo, alla rivista, fino all'odierno cabaret. Il testo dello spettacolo è ispirato a macchiette scritte da Trilussa, Ferdinando Russo ed altri poeti dalla vena satirica ell'inizio Novecento e le canzoni, scritte dal 1887 al 1920, fanno parte quasi tutte delrepertorio delle più famose sciantose.

"Ho scelto un nome eccentrico..." è scritto ed interpretato da Raffaella De Vita con Raffaele Montagnoli; pianoforte Aldo Rindone; chitarra Silvano Biolatti; batteria Louis Atzori; costumi Agostino Porchietto; regia Enrico Fasella