Macario & C.: parole e musica (mezzo secolo di scherzi e di follie canore) 

 

Lo spettacolo Macario & C.: parole e musica (mezzo secolo di scherzi e di follie canore) mette in scena tre grandi personaggi del nostro teatro leggero italiano, due piemontesi, l'avvocato Luigi Miaglia in arte Ripp ed Erminio Macario, l'altro napoletano ma di adozione milanese, Rodolfo De Angelis, che, tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta anticiparono molti elementi dell'odierno cabaret. Ognuno di essi lavorava in modo diverso: c'era chi scriveva testi e musiche senza eseguirle (Ripp), chi invece era autore ed esecutore dei propri lavori (Rodolfo De Angelis) e chi occasionalmente li creava, ma più spesso eseguiva i prodotti altrui (Erminio Macario).

Ciò che accomuna i tre personaggi è una marcata tendenza al comico nelle diverse gradazioni: grottesco, pruriginoso, surreale e satirico. Ognuno dei tre artisti predilige, comunque, un aspetto senza rinunciare a sfiorarne altri. Lo spettacolo si presenta come una specie d'emporio d'epoca raccontando attraverso parole e musiche le più singolari amenità, a volte stravolgenti e a volte sconcertanti dei nostri personaggi. Si ascolteranno così i coloriti doppi sensi di Ripp, delizia del pubblico negli anni Venti. L'erotismo di queste canzonette ha il particolare sapore tipico di quell'epoca; vengono in mente le vecchie foto con gli uomini baffuti impegnati in acrobatiche risse d'amore, durante le quali, però, tengono indosso calzini, giarrettiere, mutande di flanella e talvolta persino il berretto.

E ancora le mordaci satire di Rodolfo De Angelis che distraevano dalle sanzioni e dalle guerre coloniali negli anni Trenta. Ciò che subito diviene evidente ascoltando le sue canzoni è il loro carattere corrosivo, si potrebbe dire la loro violenza distruttiva. Sono, cioè, esempi di uno straordinario cabaret, in un Paese, il nostro, in cui il cabaret non è mai esistito. Scriveva Roberto Leydi: “E poi, nelle canzoni di Rodolfo De Angelis, c'è teatro. Un teatro davvero “sintetico”, chiuso nell'arco di tre minuti. Il dialogo fra il cliente della profumeria e la commessa è, in meno di tre minuti, un “dramma” completo, e, al tempo stesso, la più violenta e corrosiva devastazione del mondo effimero e falso dei “telefoni bianchi”, di un'intera età del cinema e del teatro (e quindi del costume) italiani.”

E infine “il comico caduto dalla Luna", Erminio Macario. Il fare trasognato, lo sguardo perplesso, il celebre ricciolo esibito come una perenne virgola posta tra frasi senza alcun rapporto, la voce limpida, insaporita dalla tipica cadenza torinese e da pochi ma gustosi tic verbali; in tutto questo risiedono le più ricordate caratteristiche del personaggio. Abbiamo voluto, però, in questo spettacolo riproporre soprattutto un Macario meno noto, qui rievocato attraverso una selezione di canzoni ancora oggi amate e di grande attualità musicale che abbiamo tratto dagli spettacoli di rivista e dai film da lui interpretati.

 

a cura di R. De Vita

con

Roberto Piana

Pianoforte Roberto Cognazzo

Chitarra Silvano Biolatti

scenografia Vincenzo Fiorito

Costumi Agostino Porchietto

 

Regia Enrico Fasella

 

Ricerche musicali a cura di: Roberto Leydi, Roberto Cognazzo, Mario Governato e Sandro Avanzo